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Fabio Ghislandi

nominato in Who is Agile in Italy da:

Giulio Roggero

Ci dici una cosa che le persone di solito non sanno, di te, ma che ti ha influenzato in quello che sei?

Fabio -“Fino a pochi anni fa ho fatto volontariato molto attivo nello scoutismo e successivamente a contatto con bambini affetti da HIV. Ambedue sono stato esperienze estremamente formative.

Vorrei soffermarmi sullo scoutismo perché le analogie con l’agilità sono notevoli: gruppi di persone autorganizzate, il gioco come metafora, la responsabilizzazione delle persone nel ruolo, “imparare facendo”, la cura per le persone, il miglioramento continuo, etc.”

Se non fossi finito nel tuo ruolo / industria attuale, cosa ne sarebbe stato di te?

Fabio -“Probabilmente sarei un educatore professionale. Anzi c’è stato un momento qualche anno fa in cui volevo proprio cambiare direzione.”

Quale è la tua sfida più grande, e perché è una cosa buona per te?

Fabio -“In questo momento storico la sfida più grande è conciliare due mestieri impegnativi, quello del coach agile e quello dell’imprenditore. In altre parole focalizzarsi al meglio sulla cosa che sto facendo. E’ una cosa buona perché gli insegnamenti di una professione sono utili all’altra e viceversa: nelle aziende che frequento porto quello che abbiamo sperimentato e abbiamo ritenuto valido in Intré e ciò che di buono vedo nelle altre aziende lo trasporto in Intré se lo ritengo valido.”

Che cosa ti spinge?

Fabio -“Voglio costruire valore: tecnico, imprenditoriale, e, perché no, economico. Quando vedo un prodotto che funziona, un progetto di successo, un’azienda che crea lavoro … beh … sono contento.”

Qual è il tuo risultato più grande?

Fabio -“La mia famiglia (ma è merito di mia moglie…).”

L’ultimo libro che hai letto?

Fabio -“Antifragile di Taleb. Ora sto leggendo Pape Satàn Aleppe di Eco sulla società liquida … un inferno.”

Che altra domanda pensi che dovremmo farti, e quale è la risposta?

Fabio -“Cosa ne pensi del gioco?”

“Mentre scrivo stiamo preparando Play14, la un-conference sul serious game. Nella vita adulta il gioco continua ad essere un ambiente in cui misurarsi con sé stessi, capire i propri limiti, uscire dalla propria confort zone per sperimentare comportamenti e ruoli diversi, applicare le capacità logiche e deduttive in un contesto semplificato ma comunque significativo perché sfidante… E poi ci si diverte. Insomma, giocate e fate giocare”

Chi sono le prossime persone a cui dovremmo fare queste domande? (per cortesia nominane due)

Fabio -“Alessandro Giardina e Susanna Ferrario”

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Alessandro Giardina