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Nicola Moretto

nominato in Who is Agile in Italy da:

Angela Sanger

Ci dici una cosa che le persone di solito non sanno, di te, ma che ti ha influenzato in quello che sei?

Nicola -“Da piccolo ero molto introverso, asociale, questa caratteristica mi ha avvicinato all’informatica perchè con un computer non c’era bisogno di parlare e di relazionarsi. Spesso da piccolo affermavo: “Il computer mi capisce le persone no, con lui posso essere me stesso”.

Questa fase della mia vita è stata fondamentale perchè mi ha insegnato l’importanza dell’introspezione e dell’autocritica.
Crescendo mi sono sbloccato grazie alla classica fidanzata con la sindrome da crocerossina.
Una volta cresciuto ho capito che i programmatori scrivono per altri programmatori e che senza un team costruire qualcosa di straordinario è più difficile o a volte impossibile.
Per questo motivo ho cominciato a studiare per cercare di capire in cosa consiste la costruzione di un team, cosa c’è dietro alle persone e le metodologie.”

Se non fossi finito nel tuo ruolo / industria attuale, cosa ne sarebbe stato di te?

Nicola -“Se l’informatica non mi avesse travolto in questo modo sarei finito nell’ambito del basket professionistico, probabilmente con l’obbiettivo di andare in NBA. Ma non sarei diventato un giocatore…bensì un’allenatore; trovo splendido l’approccio che utilizzano gli allenatori dell’NBA con i propri giocatori (chissà, forse perchè è vicino, a volte, al modo che ha di porsi un agile coach).

Un’altra possibile carriera, credo, sarebbe stata quella dello streamer di gameplay. Quello dei videogiochi è un mondo che mi ha sempre affascinato e l’idea di trasmettere quel tipo di passione facendo lo streamer mi piace.”

Quale è la tua sfida più grande, e perché è una cosa buona per te?

Nicola -“La mia sfida più grande è stata e lo è ancora spingermi in continuazione ad uscire dalla mia zona di comfort. Non è un’unica grande sfida ma sono tante, piccole e giornaliere. Continua ad essere LA sfida che mi pongo giorno dopo giorno.

Credo sia uno dei modi migliori e più efficaci per imparare cose che fino a ieri non immaginavi possibili o credevi non rientrassero nelle tue skills.”

Che cosa ti spinge?

Nicola -“La diffusione dell’agile e in generale la felicità nel fare il proprio lavoro sono tra le cose che ritengo più importanti nel mio quotidiano e non solo. Questo mi da la forza e la voglia di imparare, esplorare e sopratutto condividere e trasmettere la passione per quello che faccio.

Un’altro elemento che mi spinge a fare sempre di più è che l’agile coaching è un’argomento sulla quale, per me, c’è ancora moltissimo da studiare; finché riuscirò a pormi delle domande alla quale non so dare una risposta la mia propensione sarà quella di aumentare la mia conoscenza e esplorare l’argomento con passione. E poi quanto è bello quando ti rispondi con un “dipende dal contesto” che ti spinge ad essere empirico e ad adattarti alla situazione; queste sono le cose che adoro.”

Qual è il tuo risultato più grande?

Nicola -“Ottenere la mia prima opportunità di fare l’agile coach per me è stato un grande risultato; sentirmi chiamare in quel modo mi ha reso orgoglioso del percorso e desideroso di continuarlo.

Un altro risultato correlato al primo è riuscire a sperimentare i valori agili e lean nel quotidiano per il proprio miglioramento e cambiamento continuo; è ancora un work in progress ma comincio a trarne i primi frutti :)”

L’ultimo libro che hai letto?

Nicola -“Ho letto “Collaboration Explained” di Jean Tabaka e “Toyota Kata” di Mike Rother, gli ho trovati entrambi illuminanti e particolarmente ben fatti. Ora sto approfondendo 3 argomenti: i concetti del Lean (con Implementing Lean software development), Host Leadership (con Host di Mark McKergow) e Coaching (Systemic Team and Organizational Coaching di Alain Cardon).”

Che altra domanda pensi che dovremmo farti, e quale è la risposta?

Nicola -” “Come ti sei avvicinato all’agile e alle metodologie?”

La passione per le metodologie è nata negli ultimi anni delle scuole superiori. Avevo una fantastica media del 9 in Informatica materia per la quale avevo perso la testa per passione e propensione. Il professore di informatica, che era diventato per me un mentore, ci fece studiare le metodologie…le odiavo, non le capivo, ed era un’ambito che non comprendevo! Presi un pessimo voto, andai dal professore e gli dissi che per me le metodologie erano un inutile cavolata e che per essere un bravo programmatore non serviva saperle; mi rispose dicendomi che è proprio quel tipo di conoscenza che contraddistingue un programmatore qualunque da un professionista. Da quel momento in poi accettai la sfida ancora in auge 🙂
…anni dopo conobbi l’Agile, grazie alla mia società attuale; i valori, i principi e la passione che hanno mostrato, i miei attuali colleghi, alla prima presentazione alla quale ho assistito mi hanno colpito fin da subito. Per fortuna le mie aspettative, una volta assunto, non sono state deluse e ho potuto imparare da delle persone straordinarie.”

Chi sono le prossime persone a cui dovremmo fare queste domande e perchè?

Nicola -“Vorrei citare due persone che sono riuscite a trasmettermi i valori dell’agile e che mi hanno permesso di assimilarli al meglio: Marco Trincardi e Pietro Di Bello. Noto che Marco Trincardi è già stato nominato, quindi nomino Andrea Tomasini.”